<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Internet e Dintorni</title>
	<atom:link href="http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.internetedintorni.net</link>
	<description>di Matteo Girardi</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 May 2012 15:47:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.5</generator>
		<item>
		<title>La forma delle cose</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=423&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-forma-delle-cose</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=423#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 15:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inattuali]]></category>
		<category><![CDATA[De Kerchove]]></category>
		<category><![CDATA[il mezzo è il messaggio]]></category>
		<category><![CDATA[McLuhan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=423</guid>
		<description><![CDATA[Marshal McLuhan sosteneva che le innovazioni tecnologiche modificano il nostro modo di percepire le cose. Ogni medium privilegia l’uso di determinati sensi (le culture pre-letterate prediligevano il mondo magico dell’orecchio, le culture letterate quello dell’occhio): “il mezzo è il messaggio”, il “messaggio di un medium o di una tecnologia, è nel mutamento di proporzioni, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/05/foto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-424" title="foto" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/05/foto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Marshal McLuhan sosteneva che le innovazioni tecnologiche modificano il nostro modo di percepire le cose. Ogni medium privilegia l’uso di determinati sensi (le culture pre-letterate prediligevano il mondo magico dell’orecchio, le culture letterate quello dell’occhio): “il mezzo è il messaggio”, il “messaggio di un medium o di una tecnologia, è nel mutamento di proporzioni, di ritmo o di schemi che introduce nei rapporti umani” (M. McLuhan, <em>Understanding media</em>, 1964, p. 16).</p>
<p>È come se ogni nuova tecnologia della comunicazione fosse “un’estensione” dei nostri sensi.</p>
<p>Già da qualche tempo, già con l’avvento della televisione e della radio, dopo secoli in cui l’organizzazione e la trasmissione del sapere è avvenuta in una forma prevalentemente scritta, siamo ritornati a una nuova cultura dell’oralità. Qualitativamente diversa da quella delle società pre-letterate però, si capisce.</p>
<p>De Kerchove sostiene che la nostra oralità “si basa sulla simulazione della sensorialità, non più sulla sua trasmissione” (D. De Kerchove, <em>Il sapere digitale</em>, Liguori editore, Napoli 2011, p. 41). Esempio: il beep di un cellulare è una simulazione organica che restituisce feedback a un nostro gesto.</p>
<p>Questa nostra nuova oralità è dunque un’oralità potenziata, che permette ai nostri sensi di estendersi in tutte le direzioni e ci costringe a rivedere le nostre idee di spazio e tempo e, all’interno di queste coordinate, i nostri rapporti, le relazioni, le categorie attraverso le quali interpretiamo il mondo.<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D423&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=423</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La memoria del web</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=414&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-memoria-del-web</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=414#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 12:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inattuali]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[De Kerckhove]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=414</guid>
		<description><![CDATA[Riportando i risultati di ricerca del progetto Memorie domestiche. Conservazione ed uso dei prodotti mediali negli spazi domestici, Annalisa Buffardi, coautrice con Derrick de Kerckhove del volume Il sapere digitale, descrive le mutazioni nell’organizzazione della memoria dei nativi digitali, i quali conservano in ambiente elettronico (telefoni cellulari, tablet, pc ecc.) una quantità enorme di dati: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/04/cassetti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-420" title="cassetti" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/04/cassetti-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Riportando i risultati di ricerca del progetto <em>Memorie domestiche. Conservazione ed uso dei prodotti mediali negli spazi domestici,</em> Annalisa Buffardi, coautrice con Derrick de Kerckhove del volume <em>Il sapere digitale</em>, descrive le mutazioni nell’organizzazione della memoria dei nativi digitali, i quali conservano in ambiente elettronico (telefoni cellulari, tablet, pc ecc.) una quantità enorme di dati: messaggi, canzoni, documenti, notizie, video e chi più ne ha più ne metta. Questa enorme quantità di dati archiviati determina una sorta di surplus di informazioni che necessita di criteri di conservazione e selezione. “Le dinamiche di organizzazione delle nostre memorie digitali sono condizionate, come per gli spazi fisici, da motivazioni di capienza, di funzionalità, di passioni, di affetti. Oltre che dalla competenza tecnologica che rende più o meno facili le procedure di archiviazione” (A. Buffardi – D. de Kerckhove, <em>Il sapere digitale. Pensiero ipertestuale e conoscenza connettiva</em>, Liguri editore, 2011, p. 9).</p>
<p>Ne consegue che i nostri archivi digitali sono sempre con noi e che spesso non sono più privati, ma pubblici, veri e propri strumenti di comunicazione (una foto postata su <em>facebook </em>può aiutare a trasmettere e “condividere” uno stato d’animo).</p>
<p>“Stiamo consegnando alle macchine e alle teche del web gran parte delle nostre memorie, private e pubbliche, istituzionali, scientifiche e della nostra vita quotidiana” (A. Buffardi – D. de Kerckhove, <em>Il sapere digitale, </em>cit., p. 10).</p>
<p>La nostra memoria si trasferisce sul web e noi possiamo accedervi in qualsiasi momento, ma la sensazione di leggerezza che questa possibilità potrebbe suscitare porta con sé un rischio: l’oblio.</p>
<p>Come è facile archiviare un ricordo sul profilo di un social network o su un database, così è facile cancellarlo, per sempre. E questo potere è nelle mani di chi organizza e gestisce la conoscenza nella Rete: motori di ricerca, hosting, social network ecc. ecc. Più questo potere è concentrato in poche mani, più viene monopolizzato, più è alto il rischio di perdita di memoria o, ancora peggio, di una parte selezionata della memoria. La memoria di chi è minoranza, di chi ha meno potere. Salvaguardare e moltiplicare questi spazi di memoria è già oggi la sfida di ogni attore, protagonista, del web.<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D414&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=414</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>15 minuti</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=396&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=15-minuti</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=396#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 08:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inattuali]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Book]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=396</guid>
		<description><![CDATA[Se avete a disposizione 15 minuti di tempo vi consiglio questo video, me l&#8217;ha postato un amico che conosce la mia passione per i libri. Racconta una storia vecchissima con tecniche di animazione nuovissime, roba da fare invidia alla Pixar.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete a disposizione 15 minuti di tempo vi consiglio questo video, me l&#8217;ha postato un amico che conosce la mia passione per i libri. Racconta una storia vecchissima con tecniche di animazione nuovissime, roba da fare invidia alla Pixar.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/Adzywe9xeIU?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D396&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=396</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se il mondo fosse Wiki</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=400&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=se-il-mondo-fosse-wiki</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=400#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 17:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inattuali]]></category>
		<category><![CDATA[40k]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Paul De Filippo]]></category>
		<category><![CDATA[Wikiworld]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=400</guid>
		<description><![CDATA[Cosa succederebbe se il mondo fosse wiki? Se andare a fare la spesa, uscire con gli amici, andare a votare, lavorare, fossero tutte faccende di collaborazione tra utenti. Mettiamo il caso che volessi costruirmi casa. Beh, in un mondo wiki sentirei la community dei miei amici e conoscenti, gente con interessi simili ai miei, li [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/03/wikiworld2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-403" title="wikiworld" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/03/wikiworld2-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a>Cosa succederebbe se il mondo fosse wiki? Se andare a fare la spesa, uscire con gli amici, andare a votare, lavorare, fossero tutte faccende di collaborazione tra utenti. Mettiamo il caso che volessi costruirmi casa. Beh, in un mondo wiki sentirei la community dei miei amici e conoscenti, gente con interessi simili ai miei, li avviserei che il tal giorno alla tal ora ho bisogno di aiuto per progettare e tirare su la casa dei miei sogni. Loro si presenterebbero, e magari sarebbe un mare di gente che non ho mai visto e di cui conosco solo il nickname, tutti nomi tipo quelli di band sgangherate come <em>I galattici oscuri</em>, <em>gli Spigolatori di Princetown</em>, i <em>Gattini di Mamma </em>e cose così. Mi aiuterebbero a disegnare il progetto, ognuno mettendo a disposizione la propria competenza, il proprio tempo, le proprie idee. E questo è quello che succede al protagonista del romanzo breve di Paul Di Filippo, Russ Reynolds. Proprio mentre è impegnato a ideare e costruire la sua casa wiki, Russ conosce la donna della sua vita, Cherimoya Espiritu, una piratessa bellissima (nel mondo wiki lo scioglimento dei ghiacciai è già realtà e ha sconvolto l’ecosistema della terra e fatto tornare di moda i pirati) e uno dei suoi eroi, uno dei miti incontrastati della Rete, tale FooDog, giamaicano rasta di un metro e novanta, uno che appena lo conosci lo inserisci nella lista dei tuoi amici su internet senza troppe storie e poi te ne vanti sui social network. Uno di quelli per cui Russ pronuncia una battuta memorabile: “È questa la cosa più grandiosa dei wiki: riuniscono il meglio della democrazia e dell’autocrazia. Tutti hanno pari diritto di parola. Ma alcuni più di altri”. Che da sola varrebbe l’acquisto del libro in una libreria on-line. Ah sì, perché <em>Wikiworld</em> è pubblicato in Italia da <em>40k</em> e <em>40k</em> pubblica ebook. Ma questo è solo l’inizio del racconto di De Filippo, l’inizio della storia di Russ e di quella volta che è riuscito a diventare capo della Nazione per tre giorni.<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D400&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=400</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il lato oscuro della tecnologia</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=390&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-lato-oscuro-della-tecnologia</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=390#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 11:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inattuali]]></category>
		<category><![CDATA[Kevin Kelly]]></category>
		<category><![CDATA[Quello che vuole la tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=390</guid>
		<description><![CDATA[Kevin Kelly nel suo Quello che vuole la tecnologia scrive che l’aumento di denaro e di benessere non porta con sé solo un aumento di beni materiali ma anche una maggiore possibilità di controllare il proprio tempo, di godere della proprie libertà individuali e di sfuggire all’incertezza data dalla povertà e dalla guerra. Racconta anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/03/Kelly.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-391" title="Kelly" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/03/Kelly-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Kevin Kelly nel suo <em>Quello che vuole la tecnologia</em> scrive che l’aumento di denaro e di benessere non porta con sé solo un aumento di beni materiali ma anche una maggiore possibilità di controllare il proprio tempo, di godere della proprie libertà individuali e di sfuggire all’incertezza data dalla povertà e dalla guerra. Racconta anche di aver visto, in ogni suo viaggio in giro per il mondo, in ogni cultura incontrata, anche quelle più lontane dalla propria, sempre la stessa spinta verso la tecnologia: “chi va a piedi si compra una bicicletta, chi va in bicicletta si prende uno scooter, chi va in scooter passa all’automobile, e chi un’automobile già la possiede, spesso sogna un aeroplano”.</p>
<p>Questa spinta alla tecnologia porta in sé zone d’ombra (un invito a consumare anche quando non ce ne sarebbe bisogno) e di luce (la possibilità di soddisfare bisogni reali). A questo punto Kelly scrive:</p>
<p>“Il lato oscuro della tecnologia non si può evitare: potrebbe rappresentare addirittura una buona metà del<em> technium</em>. Dietro ai luccicanti diecimila oggetti di alta tecnologia presenti in casa mia si nascondono lontane, pericolose miniere scavate per ricavare elementi rari che contengono tracce tossiche di metalli pesanti. Per alimentare il mio computer occorrono dighe enormi. Nella giungla rimangono i ceppi d’albero dopo che è stato tagliato il legname necessario per le mie librerie, per non parlare delle lunghe catene di veicoli e strade per confezionare e veicoli e strade per confezionare e distribuire sul mercato tutta la roba che c’è in casa mia e nel mio ufficio. Qualunque congegno tecnologico parte dalla Terra, dall’aria, dal sole e da una rete di altri strumenti. I diecimila oggetti che abbiamo contato in casa mia rappresentano solo la cima visibile di un albero immenso con profonde radici. È molto probabile che siano state necessarie centomila componenti fisiche per trasformare quegli elementi nei nostri diecimila oggetti.</p>
<p>Ma allo stesso tempo il <em>technium </em>sta aumentando la trasparenza delle sue radici: gli obiettivi delle telecamere, gli snodi sempre più numerosi dei mezzi di comunicazione e le tecnologie di tracciamento ne rivelano i complicati processi. Se vogliamo, abbiamo maggiori possibilità di analizzare i costi reali delle tecnologie. Questi sistemi di comunicazione e di monitoraggio possono frenare almeno in parte questo nostro vorace consumismo? Forse”.</p>
<p>(K. Kelly, <em>Quello che vuole la tecnologia</em>, Codice edizioni, 2011)<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D390&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=390</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fine dell&#8217;editoria. O forse no.</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=380&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-fine-delleditoria-o-forse-no</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=380#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 15:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inattuali]]></category>
		<category><![CDATA[editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[print on demand]]></category>
		<category><![CDATA[self-publishing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=380</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;E gli editori? Saranno davvero travolti dal fai-da-te in rete e dal print on demand”. Questa domanda è a pagina 173 del libro di Gino Roncaglia La quarta rivoluzione edito da Laterza nel 2010 e, per quanto il digitale ci stia abituando a una velocità che sembra esaurire gli argomenti in poco tempo e renderli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/02/foto1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-381" title="foto" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/02/foto1-e1330098351637-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p>&#8220;E gli editori? Saranno davvero travolti dal fai-da-te in rete e dal print on demand”. Questa domanda è a pagina 173 del libro di Gino Roncaglia <em>La quarta rivoluzione</em> edito da Laterza nel 2010 e, per quanto il digitale ci stia abituando a una velocità che sembra esaurire gli argomenti in poco tempo e renderli subito inattuali, alcune domande, tipo questa, continuano ad interrogare. Ne hanno scritto e ne scrivono spesso Granieri, Tombolini di <em>Simplicissimus </em>e  molti altri che si occupano di cose editoriali e cose digitali.</p>
<p>Continua Roncaglia: “Anche in questo caso, la notizia della morte della mediazione editoriale è a mio avviso decisamente prematura. Certo, in alcuni settori – in cui esiste a monte un meccanismo affidabile di validazione e di selezione dei contenuti – le forme tradizionali di mediazione editoriale cambieranno”. Si riferisce in particolare al mondo della ricerca che sempre più si troverà (e già ora questa trasformazione comincia ad essere visibile anche fuori dalle redazioni) ad assumere in prima persona il ruolo di validazione dei testi e di mediazione, collaborando in maniera più stretta con gli editori.</p>
<p>Le cose non stanno però allo stesso modo se guardiamo all’editoria di consumo (che non vuol dire di scarsa qualità, ma divulgativa): “qui il discorso non è più interno a una comunità ristretta di esperti, e richiede un lavoro di selezione e mediazione editoriale assai diverso, con professionalità specifiche. È difficile immaginare che questo ruolo possa essere assunto direttamente da una sorta di<em> auto-organizzazione intelligente </em>degli utenti in rete”.</p>
<p>Anche alla luce dei<strong> <a class="wpGallery" title="nessuno mi pubblicava" href="http://ehibook.corriere.it/2012/01/31/nessuno-mi-pubblicava-in-ebook-ho-venduto-15-milioni-di-copie/#.TygEOi8ZC8k.twitter" target="_blank">casi editoriali (soprattutto in USA</a></strong>, manche in Cina e Giappone) che stanno facendo molto parlare per gli impressionanti dati di vendita, questa affermazione mi pare che rimanga molto vera.  Non credo che il mondo dell’editoria “tradizionale” verrà spazzato via dal self-publishing, dall’editoria digitale, ma che queste siano in effetti occasioni per gli editori per seguire e dar vita a nuove tendenze, per offrire più scelta ai lettori, per offrire maggiori possibilità agli autori, per ibridarsi con universi fino a ieri molto lontani, per rinnovarsi, per innovare.<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D380&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=380</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Marchiori presenta Volunia</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=371&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=marchiori-presenta-volunia</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=371#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attuali]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Marchiori]]></category>
		<category><![CDATA[Volunia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=371</guid>
		<description><![CDATA[Nel 1996 Massimo Marchiori, matematico dell’Università di Padova, espone in California la sua teoria per un motore di ricerca &#8220;veramente funzionante&#8221;. Ad ascoltarlo c’è Larry Page (uno dei due fondatori di Google) che, alla fine dell’intervento, va da Marchiori a fargli i complimenti e a dirgli che lui e un collega avrebbero provato a sviluppare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1996 Massimo Marchiori, matematico dell’Università di Padova, espone in California la sua teoria per un motore di ricerca &#8220;veramente funzionante&#8221;. Ad ascoltarlo c’è Larry Page (uno dei due fondatori di Google) che, alla fine dell’intervento, va da Marchiori a fargli i complimenti e a dirgli che lui e un collega avrebbero provato a sviluppare l&#8217;algoritmo in un progetto più grande. Quello che è successo dopo è ben noto a tutti.</p>
<p>Oggi, all’Università di Padova, Marchiori ha lanciato Volunia, un nuovo motore di ricerca, tutto italiano.</p>
<p>Di seguito due brevi video di presentazione del progetto.</p>
<p><span class="youtube">
<object width="425" height="344">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xPzPHAJjxYs?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1" />
<param name="allowFullScreen" value="true" />
<param name="allowscriptaccess" value="always">
<embed src="http://www.youtube.com/v/xPzPHAJjxYs?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="425" height="344"></embed>
</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xPzPHAJjxYs">www.youtube.com/watch?v=xPzPHAJjxYs</a></p></p>
<p><span class="youtube">
<object width="425" height="344">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/CTSjcgJEVWY?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1" />
<param name="allowFullScreen" value="true" />
<param name="allowscriptaccess" value="always">
<embed src="http://www.youtube.com/v/CTSjcgJEVWY?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="425" height="344"></embed>
</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CTSjcgJEVWY">www.youtube.com/watch?v=CTSjcgJEVWY</a></p><br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D371&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=371</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come cambia l&#8217;informazione</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=363&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=come-cambia-linformazione</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=363#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attuali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Jacona]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Melodia]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Spadaro]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Luca De Biase]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=363</guid>
		<description><![CDATA[In un post intitolato La “credibilità” dell’informazione in Italia e il “servizio pubblico” pubblicato su Cyberteologia il 16 dicembre scorso, p. Antonio Spadaro distingue l’informazione “trasmessa”, da quella “condivisa” e analizza le due credibilità che fondano queste diverse maniere di informare: la prima centrata sull’autorevolezza di chi trasmette, la seconda soggetta a una continua valutazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/01/foto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-364" title="foto" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/01/foto-e1326987697271-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>In un post intitolato <a class="wpGallery" title="informazione_spadaro" href="http://www.cyberteologia.it/2011/12/la-credibilita-dellinformazione-in-italia-e-il-servizio-pubblico/" target="_blank"><span class="wpGallery"><em> </em><em>La “credibilità” dell’informazione in Italia e il “servizio pubblico”</em></span></a><em> </em>pubblicato su Cyberteologia il 16 dicembre scorso, <strong>p. Antonio Spadaro</strong> distingue l’informazione “trasmessa”, da quella “condivisa” e analizza le due credibilità che fondano queste diverse maniere di informare: la prima centrata sull’autorevolezza di chi trasmette, la seconda soggetta a una continua valutazione e legittimata entro un contesto relazionale in cui il pubblico esce dalla posizione di passività forzata in cui è stato finora relegato.</p>
<p>A partire da questa riflessione si è aperto in Rete un ampio dibattito a cui hanno preso parte diverse e autorevoli voci.</p>
<p><a class="wpGallery" title="jacona_informazione" href="http://www.thewebobserver.it/2011/12/19/siamo-tutti-editor-di-noi-stessi/" target="_blank">Secondo <strong>Alessio Jacona</strong></a>, in un contesto come quello di oggi, in cui ciò che manca è soprattutto l’attenzione, i nodi delle reti sociali che costruiamo svolgono il ruolo chiave di fare da filtro dell’informazione che riceviamo: ognuno è libero di diventare  editor di se stesso, di selezionare i propri “influencers”, di non farseli più imporre da una qualsiasi testata, ma  sceglierli misurando personalmente il credito che hanno saputo pian piano costruirsi all’interno dei social network, con la sola forza delle proprie argomentazioni.</p>
<p><a class="wpGallery" title="melodia_spadaro" href="http://www.cyberteologia.it/2012/01/andrea-melodia-presidente-unione-cattolica-stampa-italiana-risponde-al-mio-post-su-credibilita-e-servizio-pubblico/" target="_blank"> <strong>Andrea Melodia</strong>, presidente dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) </a><a class="wpGallery" title="melodia_spadaro" href="http://www.cyberteologia.it/2012/01/andrea-melodia-presidente-unione-cattolica-stampa-italiana-risponde-al-mio-post-su-credibilita-e-servizio-pubblico/" target="_blank">scrive</a>: “Fatico a credere che un sistema relazionale in rete possa garantire maggiore equilibrio. Mi pare che anche qui le manipolazioni siano dietro l’angolo: il mio sistema relazionale sul web sarà sempre più soggetto al controllo, al tracciamento delle preferenze, alla esclusione o all’inclusione in base ad algoritmi segreti e incontrollabili. Il “page rank” di Google perde la sua democratica trasparenza e si sottomette agli interessi dell’investitore pubblicitario, che si garantisce i primi posti nelle risposte. E si tratta di manipolazioni e interferenze poco percepite”. Melodia aggiunge che i nuovi media non cannibalizzeranno i vecchi e i due sistemi sono sempre più interconnessi tra loro: c’è molta televisione sul web e sempre più web in tv.</p>
<p><a class="wpGallery" title="debiase_commons" href="http://blog.debiase.com/2012/01/i-commons-e-lecosistema-dellin.html" target="_blank"><strong>Luca De Biase</strong>, in una più ampia riflessione sui <em>Commons e l’ecosistema dell’informazione</em></a>, descrive il rischio che la Rete, anziché favorire la circolazione libera delle idee, generi comunità di minoranze appartate che condividono simili idee di fondo e si cullano nell’illusione culturale di bastare a se stesse. Questo rischio non si combatte solo con la denuncia, ma formando comunità consapevoli e colte.</p>
<p>“Internet è un grande bene comune. Molte imprese capitalistiche si abbeverano della sua ricchezza e sono sempre al limite di sfruttarla troppo, come molti temono facciano <em>Google </em>o <em>Facebook</em>. Molte organizzazioni non profit al contrario arricchiscono il bene comune della conoscenza che si sviluppa in rete, come secondo molti sta facendo Wikipedia. Milioni di persone violente e ignoranti calpestano internet per trarne un vantaggio immediato, rovinandone la qualità. Milioni di altre persone usano la rete per collaborare e costruire fiducia, conoscenza e cittadinanza. Di certo, la consapevolezza e l&#8217;orientamento attivo delle comunità che riconoscono quando la rete le arricchisca di conoscenze e di opportunità vanno a loro volta coltivati. Ma un fatto appare piuttosto chiaro: un&#8217;internet sana e ricca, aperta e neutrale conviene a tutti per molto tempo, un&#8217;internet ipersfruttata e recintata conviene a pochi per poco tempo. Le ragioni per dare un contributo costruttivo non sono dettate dall&#8217;ottimismo: ma dal realismo”.</p>
<p>Appare evidente che l’informazione sta cambiando, che ci sono situazioni di rischio per chi la produce (riuscire a trovare un modello di business in grado di garantire la sopravvivenza di tante aziende per esempio) e per chi la “consuma” (stanno cambiando le modalità di consumo delle notizie e senza gli strumenti adatti non è semplice difendersi da distorsioni, ridondanza e scarsa qualità in genere), ma il rischio, lo sottolinea lo stesso p. Spadaro alla fine del suo post, “è parte integrante dell’innovazione” ed è importante che quanti più produttori, lettori, cittadini possibile contribuiscano al processo di trasformazione in atto, impedendo il crearsi e cristallizzarsi di monopoli dell’informazione e favorendo il moltiplicarsi e l’incontro di differenti idee, luoghi, spazi, centri di informazione, di elaborazione e dialogo.<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D363&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=363</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il dono ai tempi della Rete</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=356&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-dono-ai-tempi-della-rete</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=356#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 15:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attuali]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Anderson]]></category>
		<category><![CDATA[dono]]></category>
		<category><![CDATA[Gratis]]></category>
		<category><![CDATA[Wired]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=356</guid>
		<description><![CDATA[Su La Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera, del 4 Dicembre scorso, Carlo Formenti, con la scusa del Natale che imperversa per le strade ma (a guardare i dati di quest’anno) un po’ meno nei negozi, porta all’attenzione dei lettori il dibattito in corso sul concetto di dono elaborato dall’economia civile e dall’“economia sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/01/dono.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-357" title="dono" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2012/01/dono-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Su <em>La Lettura</em>, l’inserto domenicale del <em>Corriere della Sera</em>, del 4 Dicembre scorso, Carlo Formenti, con la scusa del Natale che imperversa per le strade ma (a guardare i dati di quest’anno) un po’ meno nei negozi, porta all’attenzione dei lettori il dibattito in corso sul concetto di dono elaborato dall’economia civile e dall’“economia sociale di mercato”, citata da Formenti, e la relazione che questo può avere con la cultura del gratuito che guida tanti utenti del web, soprattutto guru e cosiddetti hacker. <em>Gratis</em> è proprio il titolo del libro, edito da Rizzoli nel 2009, di Chris Anderson, direttore di <em>Wired</em>, in cui viene menzionato il concetto di “scarsità adiacente”: meglio non far pagare per ciò che qualcun altro potrebbe fornire gratuitamente, ma andare in cerca di remunerazione connessa: quasi sempre, per quel che riguarda la Rete, la pubblicità. Internet, come ha spiegato Yochai Benkler, studioso di Harvard, con i suoi bassi costi di distribuzione e comunicazione, ha reso possibile l’accesso di milioni di persone a realtà che fino a pochi anni fa erano esclusivamente economiche ed ora sono anche “sociali”; e così oggi, consultare contenuti di enciclopedie e blog gratis, utilizzare motori di ricerca, applicazioni e software di ogni genere gratis, è percepito dall’utente di Internet come normale, per cui, soprattutto per chi produce contenuti e applicazioni, conviene cercare altri canali di ritorno economico, che non quello dell’acquisto diretto del bene.</p>
<p>Certo è che parlare di gratis in internet non significa necessariamente parlare di gratuità, dal momento che i due termini sono spesso l’opposto l’uno dell’altro, “poiché l’atto gratuito non corrisponde ad un prezzo nullo ma ad un’assenza di prezzo o, più propriamente, ad un prezzo infinito” (L. Bruni, <em>Dizionario di economia civile</em>, Città Nuova, 2010) e quindi non è così automatico né immediato il passaggio gratis-gratuità-dono, ma lo spunto sembra comunque molto interessante. Innanzitutto per tentare di collocare il binomio dono-Rete entro un sistema (il dono in chiave strumentale tipico del mercato o il dono come mezzo simbolico utilizzato dai sistemi politico-amministrativi? Il dono del terzo settore, in cui prevalgono logiche cooperative spontanee o il dono con motivazioni di auto-realizzazione come è spesso quello delle reti familiari e informali? Cf. P. Donati, <em>Dono</em>, in <em>Dizionario di economia civile</em>, cit.). Inoltre il dibattito costringerebbe a confrontarsi con le obiezioni della modernità la quale ritiene che, nel suo codice simbolico, il dono possa essere solo gratuito ma che, contemporaneamente, la gratuità non esista. Un paradosso, dunque. “Si parla di dono come enigma (Godelier), come violenza, come atto che uccide, in quanto pone il ricevente in una posizione di passività e sottomissione. (…) Varie correnti di pensiero, da J. Baudrillard a J. Derrida, interpretano il dono come morte: chi dona dovrebbe morire a se stesso, e ciò, per questi autori, è incomprensibile”. (P. Donati, <em>Dono</em>, in <em>Dizionario di economia civile</em>, cit.). L’articolo di Formenti chiude osservando che l’orizzonte del gratuito sembra inscindibile da quello dell’utopia. In effetti però, il dono appare comprensibile solamente se calato nei contesti delle relazioni tra le persone, molto lontano dunque dai confini dell’utopia.</p>
<p>“La forza del dono non sta nella cosa donata o nel<em> quantum</em> donato – così invece nella filantropia o nell’altruismo – ma nella speciale qualità umana che il dono rappresenta per il fatto di essere relazione. È pertanto lo specifico interesse a dar vita alla relazione tra donatore e donatario a costituire l’essenza dell’azione donativa, la quale può bensì coltivare un interesse, ma questo ha da essere un interesse <em>per</em> l’altro, mai un interesse <em>all’</em>altro” (L. Bruni – S. Zamagni, introduzione al <em>Dizionario di economia civile</em>, cit.).</p>
<p>In Rete, dove le relazioni mediate dai social network potrebbero essere considerate come <em>pluslavoro</em> (ne ha parlato qui <a class="wpGallery" title="sfruttamento digitale" href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241" target="_blank">Wu Ming 1 in un post molto discusso</a>) e l’informazione da queste prodotta come merce di scambio, tracciare i confini e la possibilità del dono e dell’interesse <em>per </em>e <em>all’</em>altro, diventa una sfida complessa, ma anche un lavoro necessario per acquisire consapevolezza dei meccanismi che regolano i rapporti che costruiamo, per tentare di comprendere meglio natura e peso delle relazioni in Internet.<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D356&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=356</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>sul flop di Kindle Fire</title>
		<link>http://www.internetedintorni.net/?p=348&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sul-flop-di-kindle-fire</link>
		<comments>http://www.internetedintorni.net/?p=348#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 16:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attuali]]></category>
		<category><![CDATA[De Kerckhove]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Roncaglia]]></category>
		<category><![CDATA[kindle]]></category>
		<category><![CDATA[Kindle Fire]]></category>
		<category><![CDATA[Più libri Più liberi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.internetedintorni.net/?p=348</guid>
		<description><![CDATA[Avevo pensato ad un  post sulla Fiera della Piccola e media editoria  (Più libri Più liberi) che si è conclusa domenica a Roma, ma un fatterello di qualche ora fa ha catturato tutto il mio interesse… e poi sono già in ritardo per un post del genere; ma mi riprometto di scrivere una noticina sull’incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2011/12/foto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-349" title="foto" src="http://www.internetedintorni.net/wp-content/uploads/2011/12/foto-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Avevo pensato ad un  post sulla Fiera della Piccola e media editoria  (<em>Più libri Più liberi)</em> che si è conclusa domenica a Roma, ma un fatterello di qualche ora fa ha catturato tutto il mio interesse… e poi sono già in ritardo per un post del genere; ma mi riprometto di scrivere una noticina sull’incontro tra De Kerckhove, Abruzzese e Boncinelli che ho seguito (twitter alla mano, cf. tweet sul mio profilo, scusandomi per la breve deriva autocelebrativa, #autocelebrazione) al Caffè letterario della Fiera, non appena avrò finito di leggere libri di De Kerckhove e Boncinelli presentati per l’occasione.</p>
<p>La notizia più interessante di queste ultime ore mi pare il presunto “flop” di Kindle Fire.</p>
<p>Leggo su <strong><a class="wpGallery" title="kindle fire" href="http://www.pianetaebook.com/2011/12/kindle-fire-che-delusione-11798" target="_blank"><em>Pianeta ebook</em></a> </strong>che chi ha acquistato quello che credevo sarebbe stato (mai dire mai!) il mio prossimo autoregalo di Natale lamenta: difficoltà di utilizzo del touchscreen, spegnimenti accidentali, lentezza del browser, assenza di privacy, impossibilità di controllare il volume esterno e altro ancora. Ce n’è abbastanza per scoraggiare un acquisto e tenermi il mio Kindle 2.</p>
<p>Sempre <em>Pianeta ebook</em> cita il blog di Jacob Nielsen, guru della web usability, che scrive: “Amazon.com&#8217;s new <strong>Kindle Fire offers a disappointingly poor user experience”. </strong><strong> </strong>Punto e a capo.</p>
<p>Nonostante questi commenti negativi il Kindle Fire, dice Amazon, “è il prodotto più venduto di tutti i tempi”, ma intanto promette aggiornamenti in tempi rapidi.</p>
<p>A me la vicenda ha fatto venire in mente una riflessione di Gino Roncaglia sulla definizione stessa di e-book:</p>
<p>“Il solo testo elettronico, dunque – anche se corrisponde al contenuto testuale di un libro a stampa – non è a mio avviso di per sé un libro elettronico: perché si possa parlare di e-book occorre che possa essere fruito attraverso interfacce adeguate, che rappresentino un’evoluzione naturale di quelle alle quali ci ha abituato il libro su carta (…). L’esistenza di buoni (e comodi) strumenti per la lettura di testi elettronici è, da questa prospettiva, un prerequisito indispensabile non solo per la diffusione commerciale dei libri elettronici, ma per la stessa riflessione teorica sulle loro caratteristiche (G. Roncaglia, <em>La quarta rivoluzione</em>, Editori Laterza, 2010, p. 41).</p>
<p>La cultura del libro, scrive sempre Roncaglia qualche pagina prima, è fatta dell’interazione tra scrittura e testualità, da un a parte, e supporto, interfaccia di lettura, dall’altra. E credo che anche gli insuccessi, più o meno clamorosi, sia di scritture che di supporti, partecipino alla definizione del futuro di questa cultura.<br />
</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.internetedintorni.net%2F%3Fp%3D348&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;margin-top:5px;"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.internetedintorni.net/?feed=rss2&#038;p=348</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

